In un mondo sempre più complesso, non possiamo basare le nostre scelte solo su ciò che vediamo, ma siamo costretti a fidarci di ciò che ci viene narrato.
Questo conferisce ai mass media lo straordinario potere di orientare le nostre scelte perchè la realtà non è raccontata, ma interpretata.
Nessuno potrà mai descrivere la realtà in maniera completamente asettica, tutti la raccontano con un minimo di partigianeria.
Basta un’omissione, un aggettivo o un avverbio in più per presentare i fatti con elementi personali che condizionano i giudizi e, quindi, le scelte di chi legge o ascolta.
Orientare le scelte dei lettori/ascoltatori è il vero potere dell’informazione, il famoso Quarto Potere, magistralmente descritto da Orson Welles nell’omonimo film.
Chi controlla l’informazione controlla le scelte e chi controlla le scelte controlla la democrazia. E’ un’equazione lineare che non ha bisogno di essere risolta.
Parlare di informazione equivale a parlare di potere. Non è un caso, infatti, che il 90% dei mass media siano controllati da banche o dai maggiori gruppi industriali del paese (Il Corriere della Sera è l’esempio più lampante …).
Possedere un giornale, una tv, una radio, anche se con i bilanci in rosso, garantisce relazioni e controllo sulle scelte.
Chiunque fa informazione, a qualsiasi livello, tende a neutralizzare la democrazia a proprio vantaggio o a vantaggio dei propri azionisti. Non è scandaloso, è nell’ordine naturale delle cose.
Sta al lettore trovare l’equilibrio delle fonti. Il segreto è mixare i media per riuscire ad avere un risultato (verità) il più possibile equidistante dalle singole partigianerie.
Bisognerebbe sempre diffidare di chi crede di avere la verità in tasca solo perchè l’ha letta sull’unico quotidiano che compra.
Leggere più giornali, guardare più trasmissioni di approfondimento (di diverso colore), seguire più blog è l’unico modo per costruirsi una vera coscienza critica.
Se è vero che il potere dell’informazione neutralizza la democrazia, è altrettanto vero che l’intelligenza dei lettori è in grado di neutralizzare qualsiasi potere.
Molto interessante, soprattutto considerando la qualità (troppo spesso scarsa) del giornalismo odierno. Non è un caso che la casta dei giornalisti non vuole minimamente lasciare aperte strade per cambiamenti. Questo potere passa anche dall’uso delle parole e dalle scelte editoriali.