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Archive for the ‘Borsa & Finanza’ Category

Quello delle liberalizzazioni è un terreno scivoloso su cui si sono impantanati diversi governi. Alcuni ci hanno provato, altri ci sono riusciti solo in parte. Nessuno esecutivo, però, ha avuto il coraggio di arrivare sino in fondo.

Il partito dello status quo è sempre stato maggioritario nel parlamento italiano. I veti incrociati hanno bloccato qualsiasi riforma strutturale delle categorie protette.

Tassisti, farmacisti, notai, avvocati, giornalisti, aziende municipalizzate, poste, ferrovie sono solo alcune categorie dove si potrebbe intervenire per rimuovere gli ostacoli alla concorrenza.

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha calcolato che le liberalizzazioni potrebbero generare un aumento del pil pari all’1,5%. (altro…)

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Gli indicatori vanno e vengono come le belle stagioni. Una volta si usava il Pil per rappresentare la ricchezza prodotta da un paese o il reddito per indicare lo stato di salute economica di una persona.

Qualche temerario, con solide basi di macro-economia, si spingeva addirittura ad utilizzare il tasso di inflazione per segnalare la perdita di potere d’acquisto della moneta.

I tempi sono cambiati e ormai tutti questi indici sono acqua passata. Adesso c’è lo spread, pardon il Signor Spread.

Tutti parlano di spread, anche quella vecchia volpe del mio salumiere per giustificare l’aumento dei prezzi.

Lo spread è diventato il convitato di pietra di qualsiasi discussione! (altro…)

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Una volta c’erano la Fiat, la Falck e la Montedison. Una volta in Italia c’era la cosiddetta industria pesante, quella che occupava milioni di persone e aveva fabbriche (inquinanti) disseminate su tutto il territorio nazionale.

La Falck e la Montedison non ci sono più, o meglio hanno cambiato pelle, e la Fiat ormai è una multinazionale con il cervello negli Stati Uniti, che non vede l’ora di andarsene dall’Italia.

Il tessuto produttivo italiano è sempre stato costituto da piccole e medie imprese, la grande industria è stata un’eccezione.

Un’eccezione necessaria perchè solo la grande industria è in grado di garantire occupazione stabile nel lungo termine e solo la grande industria è in grado di fare ricerca. (altro…)

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La storia si ripete ciclicamente e a volte anche cinicamente, assegnando ad alcuni paesi un ruolo di tragico crocevia.

E’ il caso della Germania che fu la causa della seconda guerra mondiale, il maggiore artefice dell’unione europea e oggi è, forse, il maggior ostacolo all’uscita dalla crisi.

Sembrerà paradossale incolpare la locomotiva d’europa di essere un ostacolo alla risoluzione della perdurante crisi finanziaria, ma non sempre le cose sono come sembrano e per spiegarlo, partiamo dalla fine.

Ad oggi la Germania è il paese con il tasso di crescita più elevato, una stabilità politica invidiabile, la cosiddetta Grosse koalition guidata da Angela Merkel regge meglio del previsto, e una capacità di fare sistema che nessun paese europeo è in grado di eguagliare.

Ma la Germania si trascina da tempo due virus in fase incubazione: i costi dell’unificazione a est sono stati più alti del previsto e non hanno gerato i risultati auspicati e l’ingresso nell’euro è stato, fino ad oggi, un costo più che una risorsa per i tedeschi. (altro…)

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Sono un imprenditore e come tutti gli imprenditori ho un sogno nel cassetto.

Ma il mio è molto ardito, quasi eversivo: scalare Mediobanca, la più antica e gloriosa banca d’affari italiana, roccaforte dei cosiddetti poteri forti, un tempo feudo di Enrico Cuccia.

Il mio obiettivo è scardinare quegli equilibri di potere, quei patti di sindacato che ingessano l’economia italiana da 60 anni.

Per riuscire nel mio folle proposito ho un piano a prova di bomba. (altro…)

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Trema il Palazzo del Potere, e a buona ragione: Luigi Bisignani, uno degli uomini più potenti d’Italia, è ai domiciliari nell’ambito della cosiddetta inchiesta P4: ricatti, corruzione e concussione con la collusione dei servizi segreti e del parlamentare PDL Alfonso Papa.

Si comporta come un ministro o un sottosegretario, un capogruppo parlamentare, un leader di partito. Invece non è niente di tutto questo, né riveste alcun incarico. Ma dà tanti e tali ordini, consigli e indicazioni di voto che per i pubblici ministeri di Napoli è al centro di un’associazione segreta «diretta a interferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministrazioni pubbliche, enti pubblici» e altro ancora. Come? Gestendo informazioni e conoscenze.

Luigi Bisignani è un uomo-network, un uomo “che collega“, come lo ha efficacemente definito il direttore de Il Fatto Quotidiano.

«Qualunque cosa ti faccia comodo sul serio, la vera forza di Bisignani si chiama Ior». A svelare forse il segreto più importante dell’uomo dei misteri fu il banchiere-faccendiere Pier Francesco Pacini Battaglia in una telefonata intercettata con Emo Danesi nel pieno della bufera di Tangentopoli. Due uomini piuttosto addentro ai segreti della Prima Repubblica. Erano gli anni novanta e Luigi Bisignani, già allora, era un nome che contava nella Roma dei Palazzi e del potere. Un nome costruito all’ombra della Dc.

Ma chi è veramente Luigi Bisignani? 

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Basilea 3 avrà un impatto sempre più determinante nella capacità di ottenere credito sul mercato.

L’Accordo Basilea 3 è sorto con la finalità di creare un sistema economico e finanziario più forte, con banche e imprese più solide.

È molto diffuso, invero, il timore che una maggiore rigidità del sistema bancario vada a limitare i flussi creditizi destinati all’economia reale, ostacolando quindi flussi di finanziamento dal sistema bancario alle imprese, soprattutto di piccole dimensioni, anche in virtù del minore potere contrattuale che queste hanno nei confronti delle banche.

Sul fronte delle imprese, però , potrebbe esserci anche un elemento positivo: Basilea 3 può costituire uno stimolo per l’adozione di atteggiamenti virtuosi.

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