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Archive for the ‘GeoBusiness’ Category

Trema il Palazzo del Potere, e a buona ragione: Luigi Bisignani, uno degli uomini più potenti d’Italia, è ai domiciliari nell’ambito della cosiddetta inchiesta P4: ricatti, corruzione e concussione con la collusione dei servizi segreti e del parlamentare PDL Alfonso Papa.

Si comporta come un ministro o un sottosegretario, un capogruppo parlamentare, un leader di partito. Invece non è niente di tutto questo, né riveste alcun incarico. Ma dà tanti e tali ordini, consigli e indicazioni di voto che per i pubblici ministeri di Napoli è al centro di un’associazione segreta «diretta a interferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministrazioni pubbliche, enti pubblici» e altro ancora. Come? Gestendo informazioni e conoscenze.

Luigi Bisignani è un uomo-network, un uomo “che collega“, come lo ha efficacemente definito il direttore de Il Fatto Quotidiano.

«Qualunque cosa ti faccia comodo sul serio, la vera forza di Bisignani si chiama Ior». A svelare forse il segreto più importante dell’uomo dei misteri fu il banchiere-faccendiere Pier Francesco Pacini Battaglia in una telefonata intercettata con Emo Danesi nel pieno della bufera di Tangentopoli. Due uomini piuttosto addentro ai segreti della Prima Repubblica. Erano gli anni novanta e Luigi Bisignani, già allora, era un nome che contava nella Roma dei Palazzi e del potere. Un nome costruito all’ombra della Dc.

Ma chi è veramente Luigi Bisignani? 

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Mentre in tutta Italia trionfava il feudalesimo e la sua economia chiusa, alcune città marinare italiane avevano continuato a trafficare con l’Oriente. Amalfi, Venezia, Genova e Pisa apparvero a tutta l’Europa come il tramite più efficiente tra l’entroterra continentale e il Mediterraneo arabo e bizantino.

Le repubbliche marinare furono in realtà molte di più, per esempio Ravenna, Comacchio, Noli, Gaeta, Palermo e Brindisi, solo per citarne alcune.

Le repubbliche marinare rappresentano una variante delle forme istituzionali della civiltà comunale, nella quale l’elemento caratterizzante verte più sul ruolo economico che non sulla tipologia degli istituti di governo.

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Chi di noi almeno una volta nella vita non è rimasto sorpreso nel constatare come internet abbia abbattutto i prezzi di prodotti e servizi? Chi di noi almeno una volta non si è chiesto come sia possibile che aziende che vivono esclusivamente nel mondo virtuale (Google su tutte) riescano a fatturare più di imprese con duecento anni di storia e 20.000 dipendenti?

Queste due domande che sembrano quasi banali sono in realtà le vere chiavi di interpretazione della rivoluzione, o dell’evoluzione, che la rete ha portato nella nostra vita, nel lavoro, nel nostro modo di comunicare e relazionarci.

Il grande merito delle rete è quello di aver abbattutto i cosiddetti costi di transazione, e cioè tutti i costi necessari per trasferire un bene o un servizio da un soggetto ad un altro. Attenzione, i costi di transazione non sono i prezzi dei singoli prodotti o servizi, ma i costi per portarli sul mercato, distribuirli e gestirli dal punto di vista amministrativo, commerciale, etc. Parliamo quindi, delle informazioni da produrre, dei contatti da gestire, delle risorse umane da coinvolgere e così via …

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E’ in fase avanzata il progetto H2biz MED che punta a riunire in un unico HUB gli operatori business del Mediterraneo: Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Serbia, Albania, Turchia, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco.

Il primo step ha visto il coinvolgimento degli operatori dei paesi europei a più elevato PIL (Italia, Francia, Spagna) per poi espandersi verso la sponda orientale (Grecia, Croazia, Serbia, Albania, Turchia) e giungere nell’area a più alto tasso di sviluppo potenziale (Nord Africa).

Il Nord Africa è l’obiettivo strategico del progetto soprattutto in considerazione della delicata situazione politica attuale che potrebbe rivelarsi una strordinaria opportunità di business per gli operatori italiani.

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I recenti scontri in Nord Africa hanno riportato sotto i riflettori tensioni mai sopite che determineranno, per forza di cose, una nuova geografia dell’Europa.

Già da oggi possiamo dire di non essere più solo cittadini europei, ma cittadini dell’Eurabia, il nuovo continente che abbraccia la cosiddetta “vecchia europa”, il maghreb (libia, tunisia, marocco …) e il medio-oriente.

Una vastissima area geografica costituita da 600 milioni di persone con razze, culture e religioni diverse. Qualcuno l’ha definita una “nuova polveriera” per creare un parallelo con un’altra poleveriera tristemente nota, i Balcani.

La crescente pressione dell’immigrazione dai paesi del Nord Africa, dilaniati dagli scontri interni, accelererà il processo di costituzione del nuovo continenete.

Ma l’Eurabia è un rischio o un’opportunità?

I “soliti noti” l’hanno già etichettata come la “nuova peste” che genererà solo scompiglio e povertà nella vecchia europa e stanno “affilando le armi” per contrastarla in tutti i modi.

Io credo, invece, che la formazione dell’Eurabia sia un processo irreversibile con cui bisogna fare i conti e che rappresenta la prima vera opportunità che la storia ci consegna per tentare quellaintegrazione che sembra impossibile tra islam e occidente.

Non possiamo sottrarci a questa sfida. Anche perchè le conseguenze sarebbero fatali: gli attriti e le guerre di religioni aumenterebbero esponenzialmente.

Per me la questione è molto semplice: dobbiamo solo decidere se vogliamo combattare una battaglia di avanguardia, cercando di dialogare per formare una straordinaria area macro-economica che potrebbe diventare nel lungo termine un temibile concorrente del blocco americano, o arruolarci come soldati nella solita battaglia di retroguardia e contrastare un processo che, comunque, saremo costretti a subire!

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