Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Memorabilia’ Category

barry sheeneUno dei viaggi più originali che ho mai fatto è stato poco dopo l’11 settembre. Dovevo prendere un aereo da Londra a Roma, ma incontrai all’aeroporto l’indimenticabile Barry Sheene, il due volte campione del mondo di motociclismo, che stava andando a Dublino.

Cambiai subito la mia destinazione per Dublino perchè sapevo che Sheene avrebbe fatto impazzire i metal detector e gli uomini della sicurezza avendo più di 40 placche metalliche nel corpo a causa degli incidenti che aveva avuto in carriera. Era uno spettacolo che non potevo perdermi, ho sempre avuto un debole per le situazioni border-line.

In quei mesi dopo l’11 settembre i controlli erano severissimi, partimmo con due ore di ritardo, Barry sarà passato almeno 30 volte nel metal detector e sorrideva come un matto. Volutamente non si era portato il certificato medico che dimostrava l’origine di quelle placche.

Diedi 500 euro a una signora irlandese per cedermi il suo posto vicino a Barry. In quell’ora di volo mi ha raccontato che aveva cominciato a correre con delle vecchie Norton nella periferia di Londra, che ai suoi tempi si rischiava la vita a ogni curva e che la cosa migliore della sua vita erano state le donne e non le motociclette.

Quando arrivammo a Dublino, mi sembrava banale chiedergli un autografo e allora gli diedi il numero di telefono di una mia amica londinese e gli feci l’occhiolino. Lui sorrise e mi diede il numero di una sua amica italiana. Non l’ho mai chiamata e non so se lui abbia mai chiamato la mia amica. Ci scambiammo i numeri delle nostre amiche e non i nostri perchè entrambi sapevamo che non ci saremmo mai più rivisti.

Dopo un paio di anni morì per un tumore. Forse un giorno dimenticherò le sue vittorie, ma non potrò mai dimenticare quel sorriso beffardo che seminò il panico nell’aeroporto di Heathrow.

Read Full Post »

Luigi De FalcoDa ragazzino mio nonno mi portava nelle bische clandestine dove si giocava la zecchinetta, un vecchio gioco di carte che nella variante napoletana è azzardo puro. Lo faceva perchè sosteneva che per capire le persone dovevo capire i loro vizi e i loro limiti.

E per capire i vizi e le debolezze umane non esiste nulla di meglio della Zecchinetta. Nessun limite di posta, puoi puntare denaro, immobili o anche tua moglie, il banco accetta tutto. Per vincere bisogna estrarre dal mazzo una carta uguale a quella del banco, una cosa quasi impossibile al primo colpo. L’unica possibilità di vincere (possibilità, non certezza) è puntare sempre al raddoppio su ogni carta per far saltare il banco, ma ci vuole sangue freddo,  molto denaro e a volte non bastano neanche 4 o 5 mani.

All’epoca la malavita usava la zecchinetta per finanziare il contrabbando di sigarette e per testare gli aspiranti trafficanti di droga. Se riuscivano ad arrivare all’ultima carta senza che gli scoppiasse il cuore, allora avevano il sangue freddo anche per gestire le situazioni di pericolo.

In quelle bische ho visto tutto e il contrario di tutto, gente che si è giocata casa e famiglia, professionisti che sembravano diventati improvvisamente dei bambini. Stavo seduto in un angolo e mio nonno ogni tanto mi guardava dritto negli occhi, quasi a volermi avvertire: “Stai attento ragazzino, la vita è anche questo”.

Quando uscivamo dalla bisca mi diceva sempre la stessa frase: “Guarda e impara, ma non giudicare perchè siamo tutti uomini”.

Ho imparato molto da quelle giornate di vizio, forse più di quello che ho imparato in tanti anni di studi. In un certo senso, la zecchinetta mi ha salvato la vita.

Read Full Post »

Gli anni 80 hanno segnato la nostra infanzia, quando ci divertivamo con niente, un pallone o una bambola a seconda del sesso o una corda da saltare.

Non c’era internet, non c’era google, non c’erano telefonini e reality show. Per sapere le notizie bisognava aspettare il telegiornale, le ricerche si facevano in biblioteca, e per telefonare bisognava prima ricorrere a una macchina stranissima che convertiva le monete in gettoni, e poi trovare una cabina libera..

Sono stati 10 anni pieni di cadute e ginocchi massacrati, di polmoniti sfiorate con corse a casa con le magliette zuppe di sudore, di pomeriggi pieni di pane e nutella, o pane burro e marmellata. 

Siamo stati gli ultimi bambini davvero ingenui e candidi, per cui non esistevano i doppi sensi e bastava una sguardo per farci arrossire. 

Con 500 lire ci sentivamo tanto ricchi da passare un intero pomeriggio in sala giochi, 10.000 lire sembravano una cifra astronomica, quando un ghiacciolo costava 150 lire e un pacchetto di figurine 50.

Non c’era la playstation, al massimo Pong, con due biglie passavamo dei pomeriggi interi, mentre il “mondo reale” ci sfiorava appena, ma riuscivamo comunque a capire che non era così cattivo

Erano gli anni dei paninari, delle timberland … delle spalline alte 1 metro per le signore … dei capelli a spazzola e degli orecchini alla madonna … della borsa che volava e poi crollava (1987) … degli orologi sul polsino in stile Gianni Agnelli.

Erano gli anni della rivalità tra i Duran Duran e gli Spandau Ballet, tra Maradona e Platinì … erano gli anni di Carl Lewis, il figlio del vento.

Il debito pubblico e l’inflazione erano alle stelle (erano gli anni dei BOT al 13%) … e noi ci illudevamo che quella ricchezza “gonfiata” potesse durare all’infinito.

Noi che siamo cresciuti a pane e “Miami Vice” o latte e “Lady Oscar“, gli anni 80 non li possiamo dimenticare … perchè sono stati anni eccessivi, eclettici, esagerati … e un bambino non dimentica mai le cose straordinarie ..

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: