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Posts Tagged ‘luigi de falco’

Luigi De FalcoLeggeri come il carbonio e inutili come tutte le cose umane, i pensieri di un ragazzino cresciuto a pane e paradossi.


Vizi e virtù

A un uomo che ha perso tutto resta sempre la fantasia.

Al netto delle polemiche sulle Unioni Civili, la famiglia è quella che resta dentro quando hai chiuso la porta di casa.

La superficialità è una cosa seria, non si improvvisa.

La bellezza, quando c’è, va usata anche solo per rendere meno noiosa l’intelligenza.

Quando vinci la prima volta, tutti si complimentano. Alla seconda cominci già a dare fastidio.

Sono contrario a qualsiasi forma di divieto. Una persona deve essere libera di esprimere anche la propria demenza.

I profeti di sventura mangiano sempre alla mensa dei poveri.

Ormai ci sono più ecologisti che alberi. Ipocrisia eco-(in)sostenibile.

Anche quest’anno venderemo cara la pelle e anche quest’anno il problema sarà trovare chi la compra.

E’ inutile tentare di disinnescare una “mina vagante”. Meglio farla esplodere dove produce meno danni.

Il segreto dei grandi Direttori d’Orchesta è la gestione delle pause, saper coordinare il silenzio tra una nota e l’altra.

Avevo quasi deciso di smettere di fumare, ma poi mi sono reso conto di non essere ancora cosi intelligente.

Il lato oscuro di una persona è non avere un lato oscuro.

La malizia è un mix di fascino, intelligenza ed ironia. Se non ce l’hai non puoi comprarla al supermercato.

Le luci della ribalta sono alimentate a pile, prima o poi si scaricano.

Spesso diamo del Lei a persone che non meriterebbero neanche il Tu.

Ci sono 3 modi di bruciare un patrimonio, il più piacevole è con le donne, il più veloce è con il gioco, il più sicuro è fare una società con amici e parenti.

Molti animalisti hanno problemi di relazione con gli esseri umani.

Quando qualcuno ti risponde “no”, non vuol dire che non puoi farlo, ma semplicemente che non puoi farlo con lui.

Le donne intelligenti non invecchiano mai, invecchiano solo gli stupidi che guardano loro le rughe.

Col passare degli anni gli ideali costano più di quello che valgono.

Dei 7 vizi capitali,  la lussuria è l’unico per il quale varrebbe la pena di fare un giro all’inferno. Forse anche due.

La volontà è la sorella maggiore del talento.

Bisognerebbe andare in pensione a 20 anni e cominciare a lavorare a 70 per anticipare le emozioni a quando te le puoi godere e posticipare i problemi a quando li puoi risolvere.

La sincerità paga sempre, ma in ritardo.

Il privilegio di dire stupidaggini senza subirne le conseguenze è riservato ai ricchi e alle belle donne. A tutti gli altri non sarebbe mai perdonato.

Ci sono quelli che giocano d’azzardo, quelli che invocano la meritocrazia e poi raccomandano i propri figli e quelli che la mattina vanno a pregare in chiesa e la sera vanno a puttane. La morale non esiste, è un principio relativo.

Ho tutti i vizi, soprattutto quello di vivere.


Amore, emozioni e malinconia

Innamorarsi è come comprare un quadro all’asta. Fin quando non lo rivendi non puoi sapere se hai tra le mani un capolavoro o un falso d’autore.

Il cuore è un muscolo involontario, ma non batte mai a caso.

A volte lasciamo un pezzo di cuore nelle mani delle persone sbagliate.

Una donna si accorge sempre quando la guardi, anche quando non sembra e anche quando fa credere il contrario a quel povero disgraziato che le sta accanto.

Tra telefonini, iPad e Social Network, durante le feste rischiamo di scambiarci più messaggi che parole, più tag che abbracci.

Bisogna sapersi alzare da tavola se l’amore non è più nel menù.

La malinconia è la cosa più importante delle cose meno importanti.

Fare finta che l’amore non serva è una bugia che non regge neanche se provi a raccontarla a te stesso.

Ho amato tutte le donne con cui sono stato, dalla prima all’ultima, ma non ricordo i loro nomi.

La bellezza di una donna è un’arma che funziona solo con chi non è abituato alla bellezza. Per tutti gli altri è una cosa normale, sicuramente piacevole da ammirare, ma non sufficiente a farti perdere la testa.

Alcune cose smettono di mancarti semplicemente perchè le sopravvalutavi.

Iniziare una storia d’amore ponendosi mille domande è come abbottonarsi una camicia partendo dal bottone sbagliato. Alla fine si diventa ridicoli.

E’ inutile avere una rotta precisa se le emozioni più forti le provi quando sei alla deriva.

Le donne non capiscono gli uomini perchè non c’è niente da capire.

Ho un conto aperto con la malinconia, prima o poi dovrò saldarlo.

Le cose che ti cambiano veramente la vita sono quelle che fai col cervello al minimo e il cuore al massimo.

 
Politica, economia e società

Da quando la politica non conta più nulla, tutti vogliono fondare un partito.

Non ci si inventa più nulla, ormai la vera innovazione è la qualità. Quando tutti l’avremo capito, smetteremo di inseguire chimere.

La TV è morta da quando ha affidato il palinsesto alla gente comune e l’audience al televoto. Qualità non fa rima con democrazia.

Quando chiedi un prestito, le banche vogliono garanzie pari, se non superiori, alla cifra richiesta. E’ come quando l’amante si mette a fare la moglie, viene meno il motivo del tradimento.

Tutte le opinioni hanno una data di scadenza, altrimenti sono solo pregiudizi.

L’età è un parametro stupido per valutare la competenza. Ci sono 20enni con idee dell’800 e 80enni con idee rivoluzionarie.

E’ singolare che il Papa usi Twitter per tuonare contro i Matrimoni Gay. Invece dei canali, sarebbe meglio modernizzare i principi.

Se continuiamo a salvare aziende decotte coi soldi pubblici, saremo costretti a far pagare l’IMU anche ai bambini sulla casa di Barbie.

Finalmente la Merkel ha capito che se stacca la spina alla Grecia, sarà costretta a pagargli il funerale.

L’80% del commercio mondiale viaggia via mare e di questo il 70% passa per il Mediterraneo. Siamo al centro della più grande infrastruttura strategica del mondo, ma continuiamo ad investire nella TAV e nella Salerno-Reggio Calabria. Qualcuno si è dimenticato che l’Italia è una penisola circondata dal mare.

La lotta all’evasione è tecnicamente impossibile. Il numero degli evasori supera ampiamente quello degli aventi diritto al voto.

Avere una mente aperta significa capire, non necessariamente accettare qualsiasi pseudo-novità.

Molti ragazzi non trovano lavoro perchè, per ascoltare i genitori, hanno fatto degli studi che non volevano fare e adesso si trovano a cercare un lavoro che non gli piace in un momento in cui di lavoro ce ne è davvero poco. E’ già difficile realizzare i propri sogni in tempi normali, figuriamoci quelli degli altri in tempi di crisi.

Israele vs Palestina. Quando una guerra dura decenni, anche chi crede di poter vincere, in realtà ha già perso.

La Francia perde la AAA a causa della nuova Premiere Dame. Con Carlà non sarebbe successo, ci sono spread che non si possono colmare.

Gli Studios di Hollywood hanno scritturato la Riforma Elettorale italiana per il remake de “La Gatta sul tetto che scotta”.

La concorrenza è fondamentale per separare il denaro dagli stupidi.

Bamboccioni, sfigati, fannulloni e Choosy. A questi ragazzi abbiamo dato tutti gli appellativi possibili, ma nessun futuro.

Ci sono persone che non sono all’altezza delle proprie ambizioni e ci sono ambizioni che non sono all’altezza di alcune persone. Il 90% delle frustrazioni umane nascono da questi due motivi.

Quando la politica è a corto di idee si inventa un Patto. Quello sulla produttività è un modo di prendere tempo aspettando Godot.

Polemizzare, lamentarsi e prendersela sempre con la politica producono tanti “Masaniello”, ma nessun rivoluzionario.

La buona educazione è nella lista dei 30 latitanti più ricercati d’Italia.

La vecchia lira era solo una Escort di serie B pronta a svalutarsi ad ogni marciapiede.

Il limite dei 1.000 euro per i pagamenti in contanti è una follia. Rivendico il diritto di andare con una Escort di lusso senza doverne dar conto allo Stato.

Siamo un paese di qualunquisti governati da una elite di pressapochisti.

Il “mi piace” non l’ha inventato Facebook, ma gli Imperatori Romani quando alzavano o abbassano il pollice nel Colosseo. Zuckerberg, da buon venditore, ha eliminato il pollice verso e ha tenuto solo il “mi piace”, privandoci della possibilità di condannare a morte i “gladiatori” sconfitti. Sic transit gloria imperii.

I party più chic li riconosci dalle presenza di donne di plastica e idioti allo stato gassoso.

Nell’era dei social network il tuo nome è il tuo brand più forte.

Ormai la differenza tra destra e sinistra è la stessa che c’è tra escort e puttane.

I politici che si lamentano dei giornali sono come i pesci che si lamentano dell’umidità dell’acqua.

Si dice sempre che gli italiani abbiano una pessima reputazione all’estero. Io, francamente, non ho mai avuto problemi. Quando ho detto di essere italiano, ho sempre trovato porte spalancate in tutto il mondo. Il segreto è puntare sull’intelligenza e non sulla furbizia.


Paradossi e ossimori

Se non è effimero, non è impossibile e non è imprevedibile, può essere solo inutile.

Prima o poi vendo tutto e non mi compro più nulla.

Con gli anni mi vengono molte più idee, ma le condivido sempre di meno, sarà una forma di intolleranza senile.

Anche nelle minoranze intelligenti c’è sempre una maggioranza di stupidi.

Come tutte le persone educate quando voglio essere sgarbato con qualcuno riesco ad esserlo in modo terrificante.

Ho speso una follia in cose inutili e molto in cose utili, ma rimpiango solo quel poco che ho speso in cose necessarie. Non mi sono servite a nulla.

Una persona intelligente la riconosci perchè a volte finge di essere stupido per non risultare troppo antipatico. Solo gli stupidi cercano di essere sempre intelligenti.

Andare in vacanza con moglie e figli è un ossimoro (inevitabile).

Le vere coppie sono sempre composte da 3 persone.

Tutti fanno cose stupidi, tranne gli stupidi.

Se vuoi far sparire qualcosa per sempre, nascondilo nella borsetta di una donna.

Il divano è l’invenzione più straordinaria dopo la ruota.

A volte un pizzico di sana ipocrisia evita un overdose di dispiaceri.

Il miglior contraccettivo delle storia è la precarietà.

Il 101% delle mail di auguri che ho ricevuto per Natale erano originali come un telegramma di condoglianze. Il Morto sentitamente ringrazia.

Il Passaparola più devastante è il silenzio.

Anche la follia è un movente, probabilmente il più razionale.

Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio.

Il segreto per convivere serenamente è non capirsi.

Accetto consigli solo dagli sconosciuti.

La vita è troppo breve per preoccuparmi degli errori che ho fatto.

Le vere trappole sono quelle in cui cadi credendo di tenderle.

Se avessi un figlio gli insegnerei a non prendere sul serio nessuno. Neanche il padre.

Meglio circondarsi di nemici riconoscibili che di amici indecifrabili.

Vendere l’anima al diavolo, ci ho pensato, ma chi la paga la fattura?

L’età fa esperienza, non necessariamente competenza.

Ogni circo ha bisogno del suo pagliaccio.

Ormai anche le posizioni acquisite sono posizioni instabili.

Nessuna donna può dividere ciò che il denaro ha unito, semmai è vero il contrario.

L’unica regola per aver successo è guardare indietro pensando avanti …

Non lavoro per la carriera, lavoro per la retroguardia.

Il miglior business che un uomo può fare è onorare la propria parola.

Solo per un giovane è un difetto essere vecchio.

Un uomo si misura dalla quantità e dalla qualità dei suoi nemici.

A volte è il gatto a finire nella trappola per il topo.

Mia moglie sostiene che gli uomini migliori sono sempre sposati. Non sarò certo io a darle torto.

La leggerezza è la mia killer application.

Sono un ballerino di tip-tap prestato all’imprenditoria.

Domani non posso, mia moglie si sposa.

Il 90% dei miei amici non ha ancora capito che lavoro faccio. Questo vuol dire che sto lavorando bene.

La vita è al lordo di tutto, incluso il dolore.

Oltre è sempre meglio di Quasi.

Stamattina ho visto un fantasma. Era l’umiltà.

Il vero lusso è il nostro cervello.

Se riaprono i manicomi, io voglio il Privè.

Sto lavorando al prossimo errore, vi terrò aggiornati.

Sono molto preoccupato, in giro c’è un mostro. L’Uomo Qualunque.

Il mio segreto è che parlo 4 lingue, ma penso sempre in napoletano.

Dimenticatemi spesso.


P.S.
 Alla mia età credo ancora alla meraviglia e spero di non smettere mai di farlo.

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Agli squilli di tromba ho sempre preferito il Controfagotto. Strumento raffinato che emette un suono particolare, assolutamente inconfondibile, anche quando suona in un’orchestra.

Quella del Controfagotto è la metafora di una strada alternativa al brusio generale. Un modo per andare avanti senza seguire il gregge.

Viviamo in tempi in cui la ricerca del consenso non è più una prerogativa solo dei politici. Tutti vogliono sentirsi apprezzati e sarebbero pronti a tutto pur di ottenere un riconoscimento sociale.

I social network, Facebook in testa, sono lo specchio di questa tendenza. Cosa non farebbero alcune persone pur di strappare un “mi piace” ai propri contatti?

La polemica è diventata un fine e non un mezzo per trovare soluzioni. Tutti polemizzano con tutti e nessuno ha più la forza di superare le divisioni per trovare una strada comune. (altro…)

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Sarà on-line il 15 gennaio 2012 Outsider News, la nuova testata indipendente a cui partecipano in qualità di Partners più di 100 professionisti.

Outsider News è un ibrido, metà blog e metà testata di approfondimento, con un modello di business lontano dai classici schemi dell’editoria digitale.

Infatti, i giornali fatti dai soli giornalisti sono molto professionali, ma sono ridondanti nei contenuti e vendono poche copie. I blog sono molto interessanti, ma non hanno professionalità, le fonti non sono verificate e non hanno un modello di business per stare sul mercato.

Outsider News è l’ibrido che mancava: l’elasticità e i contenuti dei blogger uniti alla professionalita dei giornalisti (19 capo-redattori) che verificano ogni singolo articolo e ne autorizzano la pubblicazione.

Di seguito l‘elenco dei Professionisti che pubblicheranno articoli nei vari canali tematici di Outsider News: (altro…)

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Una volta c’erano la Fiat, la Falck e la Montedison. Una volta in Italia c’era la cosiddetta industria pesante, quella che occupava milioni di persone e aveva fabbriche (inquinanti) disseminate su tutto il territorio nazionale.

La Falck e la Montedison non ci sono più, o meglio hanno cambiato pelle, e la Fiat ormai è una multinazionale con il cervello negli Stati Uniti, che non vede l’ora di andarsene dall’Italia.

Il tessuto produttivo italiano è sempre stato costituto da piccole e medie imprese, la grande industria è stata un’eccezione.

Un’eccezione necessaria perchè solo la grande industria è in grado di garantire occupazione stabile nel lungo termine e solo la grande industria è in grado di fare ricerca. (altro…)

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Viviamo in tempi strani dove moderazione fa rima con anonimato e l’esagerazione è diventata la regola.

Sembra che il consenso sociale sia diventato una prerogativa esclusiva di chi la dice o la fa più grossa.

Non che la cosa mi dispiaccia perchè è da tempo che sostengo che l’esagerazione è ampiamente sottovalutata, ma credo che ormai  il fenomeno abbia superato anche i limiti della decenza.

La rete ha alimentato questa tendenza dando popolarità a persone che non la meritano perchè prive di veri contenuti. Persone che, senza arte ne parte, si ergono a guru di questo o quel settore, sostenuti nella corsa verso il successo dall’effetto virale dei social network. (altro…)

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E’ sulla rampa di lancio Outsider News, la nuova testata indipendente di cui sarò editore.

E’ un progetto ambizioso che ha richiesto una lunga gestazione per costruire un modello editoriale lontano dagli schemi classici.

Outsider News sarà, infatti, una testata on-line ad assetto variabile con una redazione composta da 20 giornalisti professionisti (capo redattori) che coordineranno 70/80 partner  (publicisti, blogger, giornalisti praticanti) ai quali sarà affidato il compito di scrivere articoli e approfondimenti in 20 categorie (cronaca, economia, sport, scienza, costume e società, marketing, spettacolo …).

Il sistema Outsider News prevede che i pubblicisti/blogger inseriscano un articolo in forma di bozza sulla piattaforma on-line. I capo redattori visionano l’articolo, ne verificano le fonti e, in caso positivo, ne autorizzano la pubblicazione. (altro…)

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Sono un imprenditore e come tutti gli imprenditori ho un sogno nel cassetto.

Ma il mio è molto ardito, quasi eversivo: scalare Mediobanca, la più antica e gloriosa banca d’affari italiana, roccaforte dei cosiddetti poteri forti, un tempo feudo di Enrico Cuccia.

Il mio obiettivo è scardinare quegli equilibri di potere, quei patti di sindacato che ingessano l’economia italiana da 60 anni.

Per riuscire nel mio folle proposito ho un piano a prova di bomba. (altro…)

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Italian Business Superstar è un progetto di H2biz che punta a valorizzare le eccellenze imprenditoriali italiane e sviluppare relazioni tra gli operatori che si sono affermati sul mercato per capacità di innovazione e risultati.

L’dea nasce dalla constatazione che le vere star dell’economia italiana sono i piccoli e medi imprenditori, che rappresentano il 92% del tessuto produttivo ed il 64% del PIL. 

Nato come community on-line, Italian Business Superstar è diventato anche un prodotto editoriale.

H2biz, come già per “Donne di Business” (il libro che in soli 45 giorni è stato venduto in 12.000 copie ed ha attirato l’attenzione di molti media), promuoverà lo sviluppo della community, lo scambio e le relazioni tra gli iscritti e raccoglierà i profili e le esperienze dei partecipanti nel libro “Italian Business Superstar”.

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E’ in fase avanzata il progetto H2biz MED che punta a riunire in un unico HUB gli operatori business del Mediterraneo: Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Serbia, Albania, Turchia, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco.

Il primo step ha visto il coinvolgimento degli operatori dei paesi europei a più elevato PIL (Italia, Francia, Spagna) per poi espandersi verso la sponda orientale (Grecia, Croazia, Serbia, Albania, Turchia) e giungere nell’area a più alto tasso di sviluppo potenziale (Nord Africa).

Il Nord Africa è l’obiettivo strategico del progetto soprattutto in considerazione della delicata situazione politica attuale che potrebbe rivelarsi una strordinaria opportunità di business per gli operatori italiani.

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E’ stata un tripudio di colori la sfilata FashionBiz, luxury brand del Gruppo H2biz, a Milano. Dodici linee di haute couture presentate da altrettanti giovani designer.

Una splendida serata dedicata ai giovani talenti della moda italiana che H2biz vuole replicare al più presto in altre location.

All’evento erano presenti nove buyer internazionali ed alcuni stilisti “a caccia” di nuovi designer per le loro maison.

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Ognuno di noi è costretto a fare continuamente delle scelte di compromesso, tra istinto e razionalità, per accontentare il proprio partner, per “tenere a galla” la propria azienda o semplicemente per evitare il peggio.

In ognuno di noi sono miscelati in percentuali diverse cuore e ragione.

A volte diamo più ascolto al cuore, altre alla ragione. Ma senza nessuna regola preordinata, anche se siamo convinti del contrario!

Anche il più freddo è in grado di fare scelte di cuore e anche il più istintivo è in grado di ragionare con freddezza.

L’unica variabile che fa pendere da un lato o dall’altro il nostro comportamento è il tempo.

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Il Contratto di Rete è una forma di relazione organizzata tra imprese appartenenti allo stesso settore produttivo che punta alla realizzazione di progetti comuni e all’innovazione dei processi.

A differenza di altre modalità di aggregazione (rdi, distretti, consorzi) la rete supera la logica della territorialità e l’organizzazione gerarchica.

Da un modello centralizzato si passa ad un modello tra pari fondato sulla complementarietà tra gli attori e finalizzato al raggiungimento di un obiettivo comune e condiviso.

L’Italia è all’avanguardia nel Contratto di Rete essendo il primo paese europeo ad averlo inserito nel proprio ordinamento.

Il Gruppo H2biz ha deciso di creare il primo Contratto di Rete multi-filiera italiano integrando in un sistema a nodi i vari comparti produttivi.

Nel Contratto di Rete Multi-filiera H2biz potranno confluire tutti i settori merceologici per creare economie di scala multilivello. Ciasuno nodo (filiera) avrà una sua autonomia operativa e condividerà col sistema rischi e costi delle attività poste in essere.

Il ruolo di H2biz sarà quello di collante tra le filiere per far emergere tutte le possibili sinergie operative (condivisione di servizi, strutture logistiche, risorse umane …).

L’obiettivo è valorizzare la capacità di fare sistema tra le varie filiere, abbattendo i costi operativi e presentandosi sul mercato con una struttura unitaria.

I vantaggi del Contratto di Rete sono:
– Flessibilità operativa
Risparmio generato dalle economie di scala
– Maggior capacità di credito bancario
– Maggior potere contrattuale
– Comunicazione integrata
Condivisione dei profitti
Defiscalizzazione degli investimenti

48 filiere
merceologiche hanno già aderito al Contartto di Rete H2biz e saranno operative dal 16 maggio 2011.

Link: http://www.h2biz.eu/articolo.asp?id_art=51

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Come tutte le cose di successo, anche il libro Donne di Business è nato da una scommessa tra me e un altro imprenditore, Michele Di Salvo, l’editore.

Abbiamo immaginato un libro che, diversamente dai soliti tomi che parlano di economia, mercato e impresa, dialogasse direttamente con i protagonisti del business.

Nasce così questo libro, che vede protagoniste e interpreti solo donne, nato da una community on-line in soli 3 mesi. Si perché “Donne di Business” è una community di H2biz, il business network che ho l’onore di presiedere.

Pubblicare, promuovere e posizionare il libro in tutti i canali editoriali in un solo mese è stata un’altra scommessa, quella industriale, vinta grazie al contributo di tutti.

Il mio ringraziamento va a Elena Giffoni, la curatrice del libro, che ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la straordinaria capacità femminile di gestire contemporaneamente più cose.  Elena ha fatto le interviste, le ha organizzate e, soprattutto, ha gestito tutti i rapporti con le signore protagoniste di questo libro. Il tutto continuando a fare il suo lavoro. Se ci fosse un premio alla determinazione ed alla tenacia, Elena lo vincerebbe “a mani basse”.

Ne è “venuti fuori” un libro, che raccoglie oltre settanta interviste inedite ad altrettante imprenditrici e professioniste.  Un tono informale, domande e risposte si alternano a ritmo sostenuto senza soluzione di continuità. Le domande sono mirate e le risposte permettono di tracciare il profilo di ognuna delle protagoniste. Donne determinate, tenaci, competitive; imprenditrici, professioniste, manager che raccontano e si raccontano dagli esordi alla realizzazione professionale.

Un contenitore di esperienze, un susseguirsi di storie, emozioni e aspirazioni di donne di tutte le età, che  scherzano e si divertono a fare un bilancio della propria attività.

“Donne di Business” non è l’esaltazione della figura femminile che spesso degenera in quel femminismo esasperato, a mio avviso, degradante per la donna stessa. Ne emerge invece una valorizzazione del ruolo della donna nel mondo degli affari, un mondo che è stato “normalmente” degli uomini e per gli uomini.
Speriamo, quindi, con questo libro di dare un piccolissimo contributo al superamento di quei pregiudizi che sono solo un ostacolo alla crescita di tutta la società civile, e siamo certi che anche questo libro possa offrire un contributo al racconto vero di uno spaccato importante di questo Paese, delle sue molte contraddizioni, e delle sue largamente diffuse eccellenze e risorse.

Anche per questo motivo, ed alla ricerca di questa consapevolezza, di intesa con la casa editrice, il Gruppo H2Biz ha deciso di utilizzare una parte del ricavato del libro al progetto “La Donna: stereotipi culturali che ne condizionano la libera espressione nella sessualità” promosso dall’Istituto Italiano per le Scienze Umane ONLUS, e finalizzato alla diffusione di una maggiore consapevolezza e ad educare i giovani, indirizzandoli verso una più corretta percezione dell’universo femminile.

Il libro è attraversato da un sottile “file rouge” di leggerezza, seguitelo e non vi perderete.

Link: http://www.h2biz.eu/libro-donne-di-business/

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Anche nell’era del Web 2.0, dove i rapporti sociali e di amicizia si vivono, sempre più a distanza, si avverte l’esigenza di tornare a percepire forti emozioni legate, non solo alla fisicità di qualcosa o qualcuno, ma anche all’esperienza della condivisione di idee, emozioni, momenti che coinvolgano tutte le nostre attività sensoriali.

Del resto perchè mai dovremmo lasciar fuori le emozioni dal business se sono così importanti nella nostra vita quotidiana?

Il marketing non vende più il prodotto solo perché è bello o di marca, ma perché riesce a stimolare l’esperienza che il consumatore avrà di quel prodotto. 

Per fare un esempio: non conta il docciaschiuma, ma l’esperienza di fare la doccia. 

Per raggiungere l’obiettivo, cioè la vendita, è necessario mettere in atto imponenti strategie di comunicazione che arrivino al cliente, coinvolgendolo in tutti i suoi 5 sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. 

Potremmo dire, anzi, che per colpire nel segno, il prodotto o servizio da vendere, deve anche “penetrare” la sfera emozionale e creativa del cliente, quindi deve arrivare a centrare sei sensi, anziché cinque.

Cosa deve avere, quindi, un marchio per essere “emozionante”?

Mistero
E’ il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile

Sensualità
Facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.

Intimità
Sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.

Come dice Kevin Roberts (CEO di Saatchi & Saatchi) nell’epoca della “attraction economy”, sono due i (non) luoghi più importanti: lo schermo (del cellulare, del PC, del cartellone in autostrada, del TV) e il negozio

L’emotività guida l’acquisto, e trasforma impulsi alogici in un processo di identificazione e immedesimazione.

Solo i marchi molto speciali, carismatici, saranno amati e difesi strenuamente dai consumatori.

Solo le aziende che sapranno inventarei prodotti, servizi e esperienze che creano con in consumatorilegami duraturi ed emozionali sopravviveranno.

Quindi, una marca capace di dare un valore emozionale e culturale che serva ad ispirare sensazioni positive che durino nel tempo. Un tempo che, si spera, come in ogni rapporto amoroso, sia il più lungo possibile.

Una storia d’amore che, come tutte, è irrazionale: non più motivazioni razionali per acquistare il prodotto di una determinata marca, ma inspiegabili motivazioni di legame con quella marca, ormai diventata una persona.

Dopo l’immaginazione, ecco il cuore al potere.

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Il commercio elettronico sta diventando un settore strategico per l’Italia. La crescita del comparto è a due cifre, ma sconta ancora un deficit culturale: sono pochi gli italiani che usano strumenti di pagamento cosiddetti “digitali” (carte di credito/prepagate, paypal, pagamenti via cellulare) e sono ancora poche le aziende che considerano internet un canale indispensabile per “aggredire” nuovi mercati.

Questi due fattori, combinati alla scarsa attenzione della politica, hanno determinato che l’Italia agganciasse il boom del commercio elettronico con grande ritardo rispetto agli altri paesi europei.

Non è un caso, infatti, che in Italia si sia diffuso maggiormente l’info-commerce (cerco le informazioni online e vado poi a comprare nel negozio) rispetto all’ecommerce.

A varie riprese i governi che si sono alternati alla guida del paese hanno tentato, senza eccessiva convinzione, di dare slancio al comparto con provvedimenti, mai entrati in vigore, che puntavano a forme di detassazione per le imprese che investivano in tecnologia. Ma tutti questi disegni di legge partivano, a mio avviso, da un presupposto sbagliato e cioè che il “cuore del problema” fossero solo gli investimenti in ITC (hardware e software). Le aziende sono già dotate di risorse hardware e software in eccedenza rispetto alla loro reale capacità di utilizzo. Semmai, servirebbero degli investimenti in infrastrutture, le cosiddette “autostrade digitali”, che, però, dovrebbero essere a carico del sistema paese e non certo delle singole imprese.

La vera leva su cui agire per far crescere il commercio elettronico è quella fiscale, unitamente ad un’azione di sensibilizzazione culturale che punti a rimuovere quelle reticenze di cui ho parlato all’inizio. Non c’è nulla da fare, per far decollare un settore devi renderlo più competitivo di altri e cosa c’è di meglio della leva fiscale per far muovere quelle enormi risorse che adesso risposano “timorose” nei portafogli degli italiani? Siamo ancora il paese con il più alto indice di risparmio d’europa, ma i consumatori non comprano perchè non vedono una prospettiva strutturale d’uscita da questa lunga crisi economica.

Cosa fare allora? La mia proposta è molto semplice: eliminare l’iva da tutti gli acquisti online per 3 anni e applicare una tassa del 3% a carico degli operatori del commercio elettronico per finanziare le “autostrade digitali”.

Per quanto riguarda l’iva, la mia non è una proposta completamente originale, se ne è parlato più volte, ma sempre in ottica di diminuzione e mai di eliminazione totale. Qualche anno fa si era detto di portarla al 10% o al 4%, come sui beni di prima necessità, ma la gestione amministrativa dell’eventuale riforma sarebbe stata più onerosa dei vantaggi. Se lasci ancora un margine di imposizione (es: il 4%) la macchina burocratica deve comunque gestire il prelievo e le imprese devono comunque versare l’iva. Se elimini completamente l’aliquota, anche solo per tre anni, annulli tutti i costi di trasferimento dell’iva dalle aziende allo stato e soprattutto i costi di gestione (ovviamente in riferimento alle sole operazioni online).

Azzerando l’iva per l’amministrazione fiscale ci sarebbero sicuramente minori entrate, ampiamente compensate, però, dalle maggiori entrate derivanti dalla tassazione degli utili in crescita delle imprese online. Si tratterebbe di traslare parte del prelievo fiscale dall’iva, che si paga nel mese/trimestre di emissione della fattura, alla tassazione ordinaria degli utili che avviene ex post.

Il 3% a carico degli operatori dell’ecommerce garantirebbe la creazione di un fondo per realizzare quelle infrastrutture digitali strategiche di cui il paese ha assoluto bisogno. Il prelievo si applicherebbe a tutte le vendite effettuate online e andrebbe integrato nella tassazione annuale (come per gli utili).

Analizziamo tutti i vantaggi della mia proposta:
1) con l’azzeramento dell’iva per tre anni qualsiasi prodotto/servizio on-line costerebbe il 20% in meno, gli acquisti decollerebbero e nascerebbero delle imprese che opererebbero esclusivamente on-line in regime di esenzione iva.
2) l’azzeramento dell’iva genererebbe una ricaduta positiva lungo tutta la catena del valore: i produttori di beni e servizi “complessi”, non ancora presenti online (es: macchine agricole ), sarebbero spinti ad organizzarsi in piattaforme verticali strutturate per fare commercio elettronico, i distributori ad operatività mista (on e off line) darebbero maggior peso al canale online per sfruttarne la maggiore competitività, le piccole e medie aziende sarebbero quasi “costrette” ad approvvigionarsi online per risparmiare (-20%) e nel medio-termine potrebbero diventare dei venditori online (il “muro di gomma” dell’ecommerce è il primo acquisto. Una volta effettuato, il passaggio da compratore a venditore è in discesa …)
3) la tassa del 3% a carico degli operatori del commercio elettronico finanzierebbe il tanto decantato sviluppo delle “autostrade digitali“, da anni ostaggio della bagarre politica, con evidenti vantaggi di lungo termine per tutto il sistema paese.

Qualcuno potrebbe giustamente rilevare che la mia proposta generebbe una asimmetria competitiva sul mercato, cioè metterebbe fuori mercato le imprese e i commercianti che operano esclusivamente off-line, sul territorio. Questo è vero, ma il paese deve pur decidere le sue priorità strategiche. Un’azienda che opera off-line può sempre vendere on-line con piccolissimi investimenti. Non è vero il contrario. Va da se che un provvedimento del genere, se applicato, spingerebbe molte imprese “tradizionali” a fare commercio elettronico. E’ solo una scelta politica.

La mia proposta per l’agevolazione degli acquisti online andrebbe armonizzata in sede europea per evitare degli squilibri fiscali nella gestione dell’iva comunitaria.

Lascio agli specialisti la quantificazione numerica dell’impatto della mia proposta sulla potenziale crescita del commercio elettronico e sulle entrate fiscali. Io i conti li ho già fatti, ma preferisco che siano altri a svelare dei risultati a dir poco sorprendenti …

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