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Posts Tagged ‘ossimoro’

Caro Babbo Natale, di solito i bambini ti scrivono il 24 dicembre, ma io ho deciso di anticiparmi per acquisire vantaggio sulla “concorrenza”.

Non preoccuparti, non voglio chiederti giocattoli, nè tanto meno la pace nel mondo, quella la lasciamo ai marziani o ai pacifisti della domenica.

Voglio, invece, farti una richiesta molto particolare.

Hai ragione, non ci siamo presentati. Mi chiamo Luigi, faccio finta di fare l’imprenditore, ma in realtà sono un eterno bambino cresciuto a pane e paradossi.

Vorrei che tu regalassi a tutti il più impalpabile dei beni: la leggerezza.

Si, hai capito bene, la leggerezza, quel misto di disincanto, allegria e gioiosa malinconia che fa apprezzare tutte le curve della vita, anche quelle cieche.

Se potessi, lo farei io, ma mi manca il tuo fisico e, soprattutto, la tua autorità!

Per questo ti chiedo di spiegare a tutti che la vita è un ossimoro perchè include la morte e che, quindi, non vale la pena di prendersi troppo sul serio.

Spiegalo tu che il nostro tempo è troppo breve per preoccuparci degli errori che abbiamo fatto e che nell’eterna lotta tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto, a volte vince solo la fortuna.

Spiegalo tu che il denaro è importante, ma non può comprare le emozioni e che di tutte le ville, le auto sportive, i gioielli di lusso, alla fine rimane solo la sorpresa negli occhi di un bambino.

Spiegalo tu che qualsiasi cosa facciamo, ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi. Da qualche parte c’è sempre un Signor Nessuno in grado di strappare il record dei 100 metri piani a quel fenomeno di Usain Bolt.

Spiegalo tu che il destino è un mistero buffo che a volte si accanisce con ferocia contro degli innocenti e la fa passare liscia ai tiranni … un mistero talmente buffo, da sembrare serio.

Spiegalo tu perchè a me vien da ridere, anzi da sorridere.

Sono sicuro che la mia richiesta non ti sorprenderà, sei un distributore di sogni e certe cose puoi capirle!

Mi auguro che tu non prenda sul serio questa mia lettera, solo così sarò certo che starai regalando la leggerezza.

Con deferenza,
Il “piccolo” Luigi

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Gli ossimori non sono tessuti ossei particolarmente abbronzati, ma delle frasi contenenti termini con significati abitualmente contrapposti. In politica l’ossimoro più famoso è la frase “convergenze parallele“, mentre nel linguaggio quotidiano l’ossimoro piroetta tra la lucida follia ed il felice errore.

La comunicazione, nel tentativo di diventare sempre più semplice ed efficace, si contrae in forma di slogan, fino ad assumere la forma di koan linguistici per inciidere maggiormente sull’attenzione altrui. Ma l’architettura logica dell’ossimoro è così schizofrenica nell’unione di termini opposti, che riesce a trovare una sua propria collocazione tra le nevrosi quotidiane. Fino a diventare un tic linguistico.

Ancora alcuni anni fa, quando si usava la parola ‘ossimoro’, si doveva spiegare di che cosa si trattasse. Vi si faceva ricorso per definire espressioni celebri come la ‘pace armata‘ ed era opportuno chiarire che si ha ossimoro quando si mettono insieme due termini che si contraddicono a vicenda, come forte debolezza, disperata speranza, dolce violenza, insensato senso (Manganelli) e – per non dimenticare il latino – “formosa deformitas, concordia discors, festina lente“.

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